IL RAP NEL MIO PAESE

Il rap è cambiato: ormai questo mondo è diviso tra la nuova trap, che domina le classifiche, e il tradizionale hip hop. Cosa vuol dire provare a sfondare nell’ultima categoria nel 2017? Abbiamo parlato con dei ragazzi che lo stanno facendo…


Murales dedicato a Primo Brown, Campobasso 

Negli ultimi anni la trap è arrivata anche in Italia, segnando una svolta radicale nel mercato e nella scena rap. Basti pensare ad artisti come Izi e Sfera Ebbasta, che in poco tempo hanno stabilito questo nuovo genere nel nostro paese. Una moda che ha da subito conquistato i giovanissimi, ma ha spesso fatto storcere il naso ai più anzianotti, quelli cresciuti a pane e underground puro. Ma cosa vuol dire essere una nuova leva del buon vecchio hip hop old school nel 2017? Cosa vuol dire fare quello che amiamo nonostante sia “vecchio”? Abbiamo parlato con alcuni ragazzi esordienti a riguardo, due rapper (Makro e Revan) e due producers (Tape e Cod-J), per avere un punto di vista sia dal punto di vista tecnico che da quello artistico. Tape e Cod-J hanno fatto uscire qualche loro beat su Youtube, mentre Makro e Revan sono al lavoro sul loro primo mixtape, Pushing Wolves EP, in uscita prossimamente.

Tape e Cod-J


Tape e Cod-J

Avete prodotto più beats tradizionali o nuovo stile?

Tape: Entrambi i generi

Cod-J: Decisamente nuovo stile

Cosa vuol dire creare un beat secondo voi?

Tape: All’inizio era un passatempo, poi è diventata la mia maniera di esprimere l’amore per la cultura hip-hop. Il beat è importante perché ogni beat è una storia, è come leggere un libro

Cod-J: Nel rap la parte più importante è sicuramente il testo, però il beat crea l’atmosfera e lo abbellisce.

Quali sono i pro e i contro dei beats dei due stili?

Insieme: Produrre un beat trap è più comodo perché cosí è più facile farsi conoscere, ma d’altro canto perdi ascoltatori più esperti. È tutta una questione di target, di chi vuoi colpire con ciò che fai

Squarta o Charlie Charles?

Cod-J: Squarta

Tape: Squarta sicuramente. Charlie Charles è bravo, ha portato aria fresca nella scena, ma sicuramente non è hip-hop.

Makro e Revan

Makro

Secondo voi, quali sono i presupposti per entrare nel rapgame?

Makro: Prima di tutto, secondo me è una stronzata definire cosi il rap. Il rap non è un gioco e non lo è mai stato. Questo genere è nato per esprimere un disagio. Poi per quanto riguarda l’avvicinarsi al genere chiunque può farlo, alla fine in Italia è ed è sempre stato pieno di rapper, ma il discorso è come farlo. La cosa importante è lasciare un messaggio, infatti ci sono tantissimi rapper che parlano del nulla e quindi fanno tutto tranne che rap.

Revan: Non me la sento di dettar legge a riguardo, visto che sono ancora un principiante, ma Salmo a questa domanda rispose: “Dovresti essere te stesso”.

Anche se sinceramente neanche per me esiste una cosa come il rap game, il rap è libertà e al contrario dei giochi non esistono regole che non siano autoimposte.

Sappiamo tutti che, al momento, il trend spinge più sulla trap che sul rap, o comunque su un rap tendente ad essa. Come si muove un rapper oldschool in questo ambiente? Vi preoccupa questa tendenza?

Revan: Ci si avvicina alla musica essenzialmente per due motivi: per i soldi o per lasciare un messaggio.

Chiaramente un motivo non esclude l’altro, nessuno lo fa solo per gloria in fondo. Però ognuno dovrebbe fare quello che ha la spinta per fare, tanto alla fine se è bravo ce la fa. Anzi, in realtè più facile emergere come rapper che come trapper: se ci fai caso sono più famosi i rapper emergenti/medi che i trapper della stessa categoria. Alla fine i trapper famosi sono sempre gli stessi volti: la DPG, Rkomi, Izi..

Non è come il rapper che tra i meno famosi troviamo Duplici, Lou X o tra gli emergenti Claver Gold e Real DaBomb.

Makro: A me non importa, faccio entrambi i generi. È vero che è più

difficile fare rap ora visto che hai le tendenze contro. Però, come ha detto

Revan, l’importante è essere all’altezza. E soprattutto dire il vero, cercare

di riportare il più possibile la verità.

Molti rapper tradizionali ultimamente hanno profondamente cambiatoil loro stile, guarda Gue o Jake la Furia ad esempio. Secondo voi, oltre alle mode, questo cambiamento a cosa è dovuto?

Revan

Revan: Soldi, senza dubbio. La maggior parte di artisti nella scena al giorno d’oggi sono commerciali, come quelli che hai citato. Il senso del rap underground un po’ si è perso negli ultimi anni.

Makro: È una legge di mercato. Molti rapper fanno questa conversione dopo aver avuto successo, guarda il vestiario ad esempio. Il rap nasce in tuta e non con i vestiti griffati.

Oltre alla passione per il genere, cosa spinge un ragazzo a scegliere un rap tradizionale invece delle nuove tendenze?

Revan: Personalmente ho scelto questo genere secondo i temi di cui avrei voluto parlare nei testi.

Questo non vuol dire che rimarrò fermo su un genere. Nell’album stiamo sperimentando vari sottogeneri, dall’elettronica stile primo periodo di Salmo ad un funk alla Sangue Misto.

In fondo rimane sempre il fatto che siamo emergenti, e dobbiamo ancora capire cosa ci piace veramente, tant’è vero che come bonus track nell’ep inseriremo un pezzo trap con la base prodotta da Makro che metteremo su internet in free download.

Ribadisco, ognuno dovrebbe fare ciò che ha la spinta di fare, l’importante è provarci.

Makro: Abbiamo scelto il rap oldschool perché la cultura hiphop ci accomuna da sempre. Noi siamo amici prima di essere colleghi, il rispetto è la prima cosa. Ci confrontiamo spesso sulle nostre creazioni, senza mai scontrarci però. Per il resto ci piace sperimentare, potremmo anche cambiare idea in futuro.

Stefano D’Ottavi

 

Account SoundCloud di PushingWolves

Grazie mille a Pierfrancesco, Giuseppe, Simone, Luca e a tutti quelli che hanno contribuito alla creazione di quest’articolo!

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