Surrealismo

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  1. Movimento letterario e artistico d’avanguardia, sorto in Francia dopo la Prima Guerra Mondiale, che, proponendosi di esprimere il funzionamento reale del pensiero al di fuori d’ogni controllo esercitato dalla ragione e fuori d’ogni preoccupazione estetica o morale, s’ispira all’inconscio dell’uomo, ritenuto come il grado più profondo e più vero della realtà, e di conseguenza a tutte le manifestazioni di questo.

Dal francese surréalisme, “superamento del realismo”, 1925.

 

Questa la definizione di uno dei più importanti e rivoluzionari movimenti del Novecento. Dare voce alle forze della fantasia, del sogno e dell’inconscio.

Nato ufficialmente nel 1924 col manifesto redatto dal poeta francese André Breton, il Surrealismo è un movimento d’avanguardia che si propone di esprimere, sia con parole che con immagini, il libero funzionamento del pensiero, emancipandolo dal controllo esercitato dalla ragione. Ne fecero parte artisti provenienti da ogni parte d’Europa: i tedeschi Max Ernst e Hans-Jean Arp, i francesi André Masson e Yves Tanguy, i belgi Paul Delvaux e René Magritte, i catalani Salvador Dalí e Joan Miró. Facendo proprio lo spirito ribelle e critico del Dadaismo, il Surrealismo sfocia in un movimento di protesta nei confronti di una società che professava una ricchezza di valori spirituali ma che era in realtà corrotta dalla malvagità e dall’odio, sfociati non molti anni addietro nella Prima Guerra Mondiale. Gli artisti che prendono parte al movimento nutrono un profondo desiderio di miglioramento della condizione umana e credono nella possibilità di vivere in un futuro dai modi più puri e genuini.

Cos’è il surreale?

E’ qualcosa di super-reale, che supera ciò che noi possiamo vedere o vivere quotidianamente nel cosiddetto ”reale”. L’esplosione irrefrenabile del movimento scaturì dalla delusione nei confronti della vita quotidiana, portando alla ricerca di una super-realtà, di una diversa realtà, che si trova ‘oltre’, in altri mondi: il sogno, la fantasia, il mondo sommerso nella parte più nascosta dell’animo umano.

Perché rivoluzionario?

Ogni movimento artistico-culturale del Novecento si autodefinì “rivoluzionario”, affermando e sostenendo senza indugi la teoria secondo la quale nessun movimento precedente sarebbe sopravvissuto. Si doveva lottare contro il falso, rappresentato nella cultura occidentale, nella Storia. Tutto ciò che era storia e che, di conseguenza, era stato “santificato”, andava distrutto, eliminato, si doveva riportare l’umanità sulla via del giusto, che non necessariamente è il “socialmente giusto”. E ciò non viene fatto attraverso la semplice negazione, bensì uscendo direttamente dalle regole del gioco, sapendo che il primo impatto sarà contro un muro di tradizioni, convinzioni e dogmi ma anche di ignoranza e di chiusura mentale.

Questo fecero i movimenti rivoluzionari.

Il primo Manifesto del Surrealismo (1924) afferma: ‟Automatismo psichico puro, col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente sia per iscritto sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero, in assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale”. Il Surrealismo, pertanto, si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme di associazione fino ad allora trascurate, sull’onnipotenza del sogno e sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a distruggere definitivamente tutti i rimanenti meccanismi psichici e a sostituirli nella risoluzione dei principali problemi della vita.

«Nessuna guida mentale, cosciente, di ragione, di gusto, di volontà» scrive Max Ernst «può valere come genesi di un’opera che meriti di essere definita surrealista assoluta». E Breton sottolinea nel Manifesto del movimento: «Rendere schiava l’immaginazione […] è la più grande sciocchezza». Le indicazioni sono chiare: per combattere l’insoddisfazione dei tempi moderni, l’Uomo deve recuperare il tempo dell’infanzia, quando ancora era un sognatore e sapeva usare la fantasia e l’immaginazione.

Importanza fondamentale ha la capacità di sorprendere. Ogni artista interpreta la realtà in modo diverso, con gli occhi della propria mente. ci si trova, pertanto, di fronte a mostri, colori scioccanti, figure deformate, suoni acuti e graffianti, “immagini che non paiono vere”.

Contro lo sforzo rettificatore e l’adempimento di funzioni positive, si proponeva un’attività arbitraria, un principio di libertà suscettibile di compensare i condizionamenti imposti dalle società sempre più tecnicizzate dell’era industriale. In altre parole, il Surrealismo continuava l’atteggiamento romantico e prolungava le tensioni dialettiche tra rivoluzione ed evasione. In questo senso, tale movimento si colloca in un solco lungo il quale è preceduto dal dadaismo e continuato dall’esistenzialismo e dall’informale; esso si inserisce tra le reazioni che, nelle sovrastrutture culturali, si sono avute di fronte ai grandi traumi che hanno scosso il mondo moderno, dalla trasformazione dei mezzi di trasporto alla guerra ai nuovi metodi di comunicazione sociale, che impongono la cultura di massa. Il Surrealismo sfruttò la provocazione contro i dettami di una società regolata e predeterminata dal tecnicismo, dove imperava e continua a imperare il principio di causalità, secondo il quale identiche cause o motivazioni debbono produrre identici effetti. Quindi il Surrealismo aggiungeva il proposito di ‛cambiare la vita’.
I surrealisti, nonostante ciò, non rifiutarono l’eredità del passato, ma si opposero alla sopravvivenza di quanto reputavano caduco e nocivo. Le facoltà spirituali dovevano partecipare a un ininterrotto processo di provocazioni contro la società ‛borghese’, sconvolgendo i termini del dialogo tra spirito e realtà oggettiva.
Il rivoluzionarismo surrealista intendeva operare ‛dal di fuori’ degli schemi sociali, non solo di quelli artificiosamente imposti dalle classi dominanti, ma anche di quelli necessariamente derivati dall’infrastruttura costituita dall’industrializzazione e dal tecnicismo.
Se la tecnica è un repertorio di norme d’azione in qualsiasi campo dell’attività umana, un tale carattere normativo reca in sé l’accettazione della ‛forma’ come traduzione di una volontà strutturante; e, a sua volta, un tale impulso ordinatore simboleggia la proposta di una condotta razionale. Ecco quindi che le tesi surrealiste si dovevano costituire come antagonista dialettico di tutte quelle correnti che proponevano modelli di valore con intenti correttivi.
Diceva M. Carrouges: ‟Il Surrealismo nacque da un’immensa disperazione dinanzi allo stato in cui si è ridotto l’uomo sulla terra e da una speranza illimitata nella metamorfosi umana”.

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Beatrice Moroni

“surreal” by david pacey is licensed under CC BY 2.0

 

 

 

 

 

 

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