Narciso e Boccadoro

 

“[…]La mattina assistette alla messa; il cuore gli si gonfiò di ricorsi, l’aria fredda della pietra, spirante dalle vòlte, sapeva di patria e lo commoveva, come il rumore dei sandali sugl’impiantiti […]”.

Un libro può stimolare le aree più nascoste della nostra mente, facendola viaggiare sulle ali della fantasia verso la visualizzazione di mondi lontani e verso il sogno intangibile dello Sconosciuto.

Hesse, mirabile maestro della narrazione, ci comunica un tripudio di sapori, di odori, di atmosfere percepibili sulla pelle. “Narciso e Boccadoro” rappresenta senza dubbio il sunto più elevato di narrativa e poesia. Le grandi dicotomie della vita umana sono definite mirabilmente durante tutta la narrazione: la passione e la devozione, l’istinto e la ragione, l’amore per Dio e l’amore per la carne e per i beni materiali intesi come oggetti della vita quotidiana e necessari alla “sopravvivenza del corpo”, il “Dappertutto” e il “In-nessun-luogo”, la Fortuna e la Provvidenza divina.

La magia della “storia”, quella sorta di incantesimo che da bambini ci lasciava attoniti nell’udire di regni incantati, maghi malvagi, principesse dai lunghi capelli e cavalieri scintillanti, risiede in questo caso nell’amore puro tra il passionale Boccadoro, il cui nome riconduce la mente a parole di saggezza e di purezza, e il religioso Narciso, inflessibile, austero ma amabile monaco fregiato del nome di colui che morì amando sé stesso.

La grande narrativa del romanzo danza attorno alla scissione fra genialità e follia, fra caratteri opposti e tuttavia complementari, che trovano la loro realizzazione e la loro epifania nell’amore e nell’amicizia reciproci. Boccadoro rappresenta  ciò che l’Uomo è per natura: la volontà di trasgressione guidata dal desiderio di scoperta, l’amore carnale e la passione, l’inquietudine e il turbamento, ma anche l’istinto di sopravvivenza, la maestria dell’arte manuale e la predominanza del sentimento. La sua poesia risiede nel dolore, nella continua ricerca di una Madre, rintracciata di volta in volta nelle donne amate, ma soprattutto in quella Natura pura e crudele, che lo ha generato di sua volontà per poi abbandonarlo nel turbinio frenetico e minaccioso dell’esistenza priva di regole. Narciso conduce in sé la pura estasi divina, la saggezza, la fede spropositata in Dio, una conoscenza arcaica e profonda. Egli, così istruito, bello del fascino del candore del corpo e dell’anima, conosce e intuisce ogni aspetto del mondo per come è percepito dagli occhi del giovane e inesperto Boccadoro, essendo per lui un mentore recondito anche nel lunghissimo periodo di distacco. Entrambi sono Amore nelle più essenziali delle sue forme.

La meravigliosa storia di due giovani uomini, che fanno parte della vita l’uno dell’altro solo per un breve periodo, così fulmineo ma così intenso, riempie il cuore di emozioni forti e permette agli occhi di vedere nitidamente campagne, monasteri, botteghe, villaggi medievali, come anche volti e tratti somatici di persone fugaci come vento ma nitidi come dipinti.

Grande importanza nella vita di Boccadoro ha, inoltre, la Fortuna, la Buona o Cattiva Sorte. Una mente fantasiosa potrebbe ricollegare proprio attraverso siffatta caratteristica il buon Boccadoro al dolce Narciso, grande conoscitore del greco classico, citando la Tyke, il Fato al quale erano sottoposti anche gli dèi pagani.

Importanza fondamentale ha, infine, il CAMMINO-VIAGGIO, il quale porta alla scoperta di sé stessi in relazione al mondo, alla vita e alla morte. A una prima lettura si potrebbe intendere che solo Boccadoro abbia bisogno di “viaggiare” e indagare sulla propria vita; in realtà i due uomini sono l’uno il viaggio dell’altro, due semicerchi che, partiti insieme per vie opposte, si ritroveranno a unirsi finalmente e per sempre nel sodalizio della vita, della sua conclusione, della morte e della rinascita in qualcosa di oscuro ma meraviglioso.

Da un punto di vista linguistico, il testo si presenta di facile comprensione anche per i lettori più giovani, che si stanno approcciando ai classici della letteratura mondiale. Il linguaggio è semplice e la costruzione assai comprensibile. La fluidità del pensiero si associa e contemporaneamente contrasta con la natura dei concetti esposti: troviamo nella descrizione della vita di Boccadoro un linguaggio più confusionario nei momenti di perdizione del giovane o in quelli di sofferenza, mentre gli attimi di gioia sono resi da frasi dolci e melodiose. Sono altresì presenti frasi spezzate e dal forte impatto, finalizzate a far vivere al lettore la vera sensazione di soffocamento, di ansia, di paura, di palpitazione energica e felice, di entusiasmo. Uno spartito musicale, a tratti, riempito di parole. Va comunque detto che, nonostante la semplicità del testo, questo fu redatto nel 1930, motivo per il quale alcuni vocaboli o costruzioni potrebbero risultare antiquate o vagamente oscure.

“[…]Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento […]”.

Tutto si risolve nell’armonia dell’Universo.

La lettura di “Narciso e Boccadoro” soddisfa gli animi più assetati di storia, di amore, di arte e di narrativa, coinvolge in ogni suo aspetto e tocca i più nascosti segreti della vita umana, sciogliendoli e rendendoli dolci sebbene in tutta la loro crudezza. Probabilmente non risparmierà una lacrimuccia anche agli spiriti più duri.

olio su tela, cm 76,3 x 63,4
Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia

Beatrice Moroni

 

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