Moonrise Kingdom

La magia di Wes Anderson, un cast stellare, una storia che non smette di incantare..

Wes Anderson, un nome che letto sulla locandina di un film diviene una garanzia.
“Moonrise Kingdom” è un film con una storia che, se riassunta in poche parole, verrebbe percepita quasi come banale, il che sarebbe un vero peccato, poiché si perderebbe la possibilità di godere di una pellicola dalla storia estremamente interessante, che risucchia lo spettatore nel centro di un tornado dal quale, una volta dentro, spera quasi di non uscire più.

La storia è ambientata negli anni ‘60, in un’isola che appare tanto distante quanto gradevole per la stessa lontananza da grandi metropoli e frastuoni mondane, ma allo stesso tempo  immersa nella natura, che, sebbene dia la sensazione di essere accogliente e quieta, si dimostra ostile e violenta.


I protagonisti sono due dodicenni: Suzy e Sam. Suzy è una ragazza diversa dai suoi coetanei a causa di una innata sensibilità, che a volte sfocia in violenza e cieca rabbia; una ragazza che ha necessità di essere capita ma che vive in una famiglia con genitori che hanno un rapporto complesso e un atteggiamento pressoché militaresco (si vedrà, infatti, la madre sbraitare ordini con il megafono in giro per la casa) e tre fratelli più piccoli che vivono ai comandi dei genitori. Sam è anch’egli molto lontano dai suoi coetanei, ma per problemi differenti: è un ragazzo orfano con problemi nel relazionarsi con i suoi coetanei e nell’essere accettato da essi.
I due si conoscono in una rappresentazione dell’opera di Britten “Noye’s Fludde”, dove Suzy interpreta la parte del corvo, e in un attimo si innamorano. Attraverso un intenso scambio epistolare, Sam e Suzy iniziano a conoscersi e pianificano di fuggire insieme. In una sequenza riassuntiva sono messe in mostra le grandi capacità del regista nel rendere la scena tanto breve quanto ricca di particolari e dettagli, che avvicinano sempre di più i due protagonisti agli spettatori.
Arrivati a giorno stabilito, Sam fugge dal campo scout in cui si trova e Suzy scappa di casa. Parte una rocambolesca ricerca dei due ragazzini.

 

Il regista crea uno stile di narrazione paragonabile a quello di uno dei tanti libri di magia che Suzy porta sempre con sé in valigia. Vediamo un uomo quasi esterno alla storia che, come un narratore, si occupa di delineare fantastiche isole, sfociando in un fiabesco finale. La magia viene creata dal Maestro per mezzo di colori molto accesi, forti e decisi, che descrivono perfettamente un ambiente a tratti sereno e un paesaggio idilliaco, il quale ad alcuni incute timore e incertezza, mostrando una natura forte e imparziale di fronte a dei dodicenni in fuga da un mondo che fino a quel momento sembrava aver mostrato unicamente che per loro non vi fosse posto.

La tecnica fotografica è estremamente attenta e curata e fa sì che in ogni ambiente sia curato anche il più piccolo dettaglio, trasformando la cinepresa nell’occhio dello spetratore, che percepisce una sensazione di sicurezza nel muoversi liberamente all’interno della scena, come se questa fosse un luogo di usuale frequentazione di cui oramai si conoscono  persino i più nascosti particolari.

Immancabile l’umorismo disarmante del regista, che, come sua abitudine, gioca molto con dialoghi talvolta improbabili e con situazioni oltremodo inusuali, che esulano dagli schemi classici della comicità.

 

Protagonisti volutamente sconosciuti come attori ma circondati da un cast assolutamente di prima classe. Vediamo un Bruce Willis che, contrariamente alle solite parti a lui affidate in stile “duro a morire”, interpreta alla perfezione il ruolo di un poliziotto depresso dalla vita un po’ vuota. Edward Northon, capo dei “Khaki scout”, si cala magistralmente nei panni di un personaggio “quadrato” ed assolutamente incapace di tener a bada la sua truppa. Bill Murray è il padre di Suzy: un personaggio insoddisfatto di se stesso, della sua situazione coniugale e con un grande spirito di autocommiserazione. Possibile che finisca qua il cast “stellare” del regista? Ovviamente no.

 

Un film capace di riportare indietro ogni adulto a quel momento di spensieratezza e inconsapevolezza passato ma mai dimenticato, contenente un profondo messaggio in grado di far riflettere sul proprio passato presente e futuro.

Le parole sono tante ma mai sufficienti per poter veramente centrare l’essenza di questo film: l’unico modo è spendere un’ora e mezza davanti allo schermo a godersi un’opera aperta e consigliata assolutamente a chiunque.

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Andrea Brancato 

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