Usa, Cina e Corea del Nord

Una retta infuocata tra Washington e Pyongyang, la diplomazia cinese potrebbe sedare gli animi

 

La presidenza americana è stanca del progressivo armamento nucleare di Pyongyang. I test missilistici proseguono dal 2006 e l’ultimo regime “stalinista” della storia resta a galla sull’onda della sua pericolosità. La quale scaturisce dall’instabilità del suo Presidente e dai suoi progetti circa l’industria bellica (il primo a preoccupare è lo sviluppo del piano nucleare). La scelleratezza dimostrata con delitti, persecuzioni e test non autorizzati ha allarmato i grandi del globo. Le minacce lanciate dal Pentagono non hanno considerato che la maggior parte dei test missilistici sono stati effettuati nello spazio marittimo nordcoreano; questo limita la clandestinità delle azioni di Kim Jong-un, ma non è abbastanza per lasciarlo continuare.

Così il 25 Aprile, durante l’85esimo anniversario delle forze armate nordcoreane, un sottomarino nucleare statunitense contornava la Corea del Sud. Paese protetto e dipendente dagli “States”, con cui i sudcoreani hanno avviato esercitazioni congiunte. Il segnale non poteva essere ignorato da Pyongyang. Città di residenza di un dittatore come tanti, che, per una striscia di terra o un accordo diplomatico, non la smettono con le loro brutalità (vedi il siriano Assad e l’appoggio che Mosca gli offre da sempre).

La Corea del Nord è governata dal giovane Kim Jong-un, erede di una dinastia che da anni detiene il potere con violenze e indottrinamenti. Ma per quale motivo il dittatore di un paese dilaniato da carestie ha puntato sul nucleare? La risposta è in un nome: George Walker Bush. L’ex presidente USA che nel 2002 decise di dichiarare Iraq e Corea del Nord “paesi nemici d’America “; interrompendo accordi economici e aiuti umanitari che salvarono migliaia di bambini denutriti. Da quel momento la Cina è stata la linfa vitale della Corea del Nord. Nel 2016 aumentarono del 15% le importazioni, impedendo che le sanzioni inflittegli dalle Nazioni Unite aggravassero ulteriormente l’economia di Pyongyang. Il vantaggio geopolitico di cui gode Kim è trovarsi nel punto di equilibrio tra superpotenze in gara tra loro. La minaccia americana, l’attenzione russa e l’aiuto cinese lo hanno incoraggiato a costruirsi un immagine di imprevedibilità e efferatezza. Per questo il salvagente nordcoreano è la sua stessa pericolosità. Fatta crescere di proposito dal regime di fronte all’intensificarsi dei rapporti diplomatici tra Pechino e Washington. Vedere il suo alleato a cena nella residenza Trump è un campanello d’allarme per Kim.

Nel frattempo proseguono omicidi di Stato e minacce verso l’antico nemico, pochi chilometri più a Sud. Separate dal 38esimo parallelo, le due Coree hanno alle spalle una storia di colonizzazioni e guerre. L’armistizio del 1953 rese la pace ancora più sofferta e difficile da raggiungere, oggi 37mila soldati statunitensi stazionano il confine tra le sorelle nemiche.

northkorea

A quanto pare la pazienza cinese-americana, salvo colpi di scena, durerà ancora a lungo. Poiché la situazione di stallo conviene rispetto all’annullamento di Kim. Il mondo ha paura delle sue gesta spericolate, ma l’incombere di una nuova guerra è uno scenario molto più drammatico: milioni di innocenti pagherebbero con la vita il prezzo dell’odio.

Con l’intervento diretto Trump si troverebbe coinvolto in uno scontro atomico, sarebbe responsabile della distruzione di Seul (capitale della Corea del Sud); sulla quale Kim ha puntato ben 12000 missili. Per la Cina sarebbe un incubo essere inondata di rifugiati nordcoreani in fuga dalle truppe americane. Il che significherebbe un’emergenza in più da gestire e un vantaggio troppo grande da concedere agli States. Il Governo Cinese sarà la speranza di milioni di vite. Dovrà premere sull’economia nordcoreana e farle temere un collasso. Probabilmente in questo modo Kim si deciderà a rinunciare ai programmi nucleari, una scelta che viene auspicata ovunque.

 

Daniel Alidori

 

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