Questione di scelte

Beni rifugio, Stati uniti e Unione Europea sotto la lente di ingrandimento.

Ad ormai 100 giorni dall’insediamento di Trump, sembrano essere chiare le nuove mosse del nuovo leader statunitense. Le nuove vicende avvenute in Siria e le recenti vicende tra Stati Uniti e Corea del Nord potrebbero cambiare e di non poco le sorti per i mercati per tutto il corso dell’anno. Il segretario di stato usa Rex Tillerson afferma con riferimento alla cronaca siriana: “l’attacco costituisce un avvertimento per altre nazioni”, facendo intendere come le sue parole siano rivolte soprattutto alla corea del nord.

Nel frattempo i principali  listini mondiali sembrano essere influenzati da questo momento di incertezza geopolitica, perdendo terreno dai massimi dell’anno. A risentirne particolarmente le borse asiatiche, che dopo il rally rialzista dei primi mesi dell’anno, hanno lasciato terreno guidate dai recenti avvenimenti.

In uno scenario così delicato, gli investitori sembrano essere propensi verso i cosiddetti beni rifugio. Ma cosa sono i beni rifugio? Un bene rifugio è un bene che non ha uno scopo speculativo, ma una valore protettivo in caso di instabilità economica e politica. Quali sono i beni rifugio? I metalli preziosi, guidati sicuramente dall’oro, rappresentano da sempre un’ancora di salvataggio durante periodi di instabilità (si veda come a seguito delle vicende in Siria, l’oro abbia preso valore in maniera considerevole); valute di paesi sorretti da una forte economia, in particolare franco svizzero e yen giapponesi. In questi ultimi anni l’economia giapponese è cresciuta a tal misura da essere vista dagli investitori come un luogo di protezione al pari dell’oro. Osservando la situazione grafica dell’oro e dello yen giapponese in relazione al dollaro statunitense è riscontrabile una forte correlazione; USD/JPY raggiunge i minimi livelli del 2017 mentre XAU/USD (oro) raggiunge i livelli massimi del 2017 . Questo sta a testimoniare il periodo di incertezza geopolitica che il mondo sta attraversando, e qualora la vicenda USA-Corea del Nord avesse un proseguimento, questo porterebbe gli investitori ancor più a guardare con appetibilità ai beni rifugio.

Parlando appunto di una correlazione che c’è tra i due cross, bisogna anche analizzare come questi si muovono in relazione al dollaro statunitense. I primi 100 giorni di governo Trump hanno portato buoni risultati per l’economia americana. In accordo con la politica economica del neoeletto alla casa bianca si è mossa la Yellen, presidente della Federal Reserve (banca centrale americana), che, spinta dai promettenti dati economici, ha potuto alzare i tassi di interesse di uno 0.25% durante il mese di marzo. Gli investitori si fidano di Trump, sicuramente più di quanto avveniva tre mesi fa, anche se le parole riguardanti un dollaro troppo forte, insieme alle parole della Yellen che sembra non fornire nuovi stimoli agli investitori, potrebbero portare a un indebolimento del dollaro nei confronti dell’Euro. Bisognerà capire come si muoverà Trump nelle decisioni in politica estera e interna.

Mentre l’economia usa è legata alle decisioni di Trump e della Yellen, gli scenari che si aprono per l’Europa sembrano essere molteplici. L’Europa in questo momento è soggetta alle scelte di politica monetaria della BCE (banca centrale europea) guidata da Mario Draghi. L’immissione di liquidità (Quantitative Easing) è stata ridotta da 80 mlr a 60 mlr fino a dicembre 2017, con l’obiettivo di raggiungere il target di inflazione circa al 2%. A pesare sulle sorti dell’euro saranno soprattutto le elezioni in Francia e come proseguirà la vicenda Brexit. In Francia una possibile vittoria della candidata Le Pen porterebbe le sorti dell’euro in un punto cruciale e innescare un movimento antieuropeista in tutto Europa.

Intanto in Gran Bretagna Theresa May ha formalmente fatto ricorso all’articolo 50 del trattato di Lisbona, secondo il quale la Gran Bretagna dovrà sedersi a tavolino con i restanti 27 paesi dell’unione europea per decidere in che modo la Brexit sarà attuata. La sterlina ha raggiunto un livello di minimo oltre il quale sarebbe svantaggioso andare. Oltre alle trattative con i 27 paesi dell’UE, Theresa May dovrà fronteggiare la richiesta delle Scozia di attuare un referendum per il ‘main o il leave’ dalla Gran Bretagna. La Scozia ha bisogno dell’Unione Europea, dalla quale importa quasi la totalità dei prodotti utilizzati ( primari e non); un eventuale distacco dalla Gran Bretagna porterà la sterlina in zone sconosciute fino ad ora.

La situazione a livello globale è precaria e potrebbe arrestare la lenta crescita economica, tutto dipenderà dalle scelte dei leader del globo.

Wall_Street_Sign

Luca Mastrocesare

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