Fenomeno Fibradelico

Non sembra avere freni la vena artistica di Fabri Fibra: il neoquarantenne ha appena rilasciato il suo ottavo album, “Fenomeno”. Ne parliamo in questo articolo…

 

“Frate fammi fare il fenomeno”. Con questa allitterazione, nel singolo Fenomeno, lo scorso 3 marzo il rapper Fabri Fibra annunciava il suo omonimo ottavo album. Attesissimo, Fenomeno arriva nei negozi il 7 aprile 2017 e, come al solito, non si è creato un parere omogeneo:
molti hanno apprezzato l’ultima fatica del rapper marchigiano, altri ne sono rimasti delusi. Certamente non ci aspettavamo un album come questo, ma andiamo per ordine.

Fabri Fibra non ha di certo bisogno di presentazioni: Fabrizio Tarducci, classe 1976, è presente sulla scena hip hop italiana ormai da vent’anni e ha più volte dimostrato di essere un artista completo ed è sicuramente uno dei migliori MC italiani. Dall’arrivo sulla scena con il fratello Nesli come Uomini di mareall’affermazione come solista con Turbe giovanili(2002), Fibra non ha mai deluso i suoi ascoltatori.
Ma un album come Fenomeno non si era mai visto, tantomeno aspettato dal Fibradelico.
Sia chiaro, siamo lontani anni luce da Mr. Simpatia(2004), ma questo non vuol dire un calo di qualità. La prima impressione che abbiamo quando ascoltiamo l’album è di ascoltare Fabrizio Tarducci, e non Fabri Fibra: un uomo che ha dedicato la sua vita ad un’arte e che, arrivato ai quaranta, si ferma e si guarda dietro, vede cosa ha lasciato ad una generazione. Un album molto personale quindi, un’introspezione nell’animo dell’artista (e quindi dell’uomo) travagliato. Questo aspetto, insieme al classico stile di Fibra, crea un mix brillante, un incastro che funziona a meraviglia e porta una novità inaspettata.

Da un punto di vista prettamente musicale, Fenomenosi dimostra al passo con i tempi, pur mantenendo lo stile classico a cui siamo abituati. Le tracce sono accattivanti, con beat adeguati alle circostanze ed esaltanti: non a caso fra i nomi dei produttori figurano mostri sacri come Bassi Maestro e Don Joe. Le collaborazioni sono una piccola chicca, curioso è infatti il cammeo di Roberto Saviano. La stima fra il rapper e lo scrittore campano è ormai cosa nota. Saviano che, parlando del libro”Rap, una storia italiana” di Paola Zukar (la manager, appunto, di Fibra) aveva definito il rap “Un genere che è musica aumentata, che unisce poesia, narrazione, suono, sociologia umana”, fa capolino nella traccia Considerazioni, nella quale parla della sua visione su Marijuana e legalizzazione. Molti hanno criticato questa scelta, ma in album così è una cosa che ci si può permettere.

Molti puristi avranno sicuramente storto il naso quando, nella traccia 12 Dipinto di blu, è spuntato il trapper Laïoung. Una scelta di certo azzardata, ma che non va a togliere godibilità al pezzo o ad intaccare lo stile generale. I Thegiornalisti, invece, sono una vera e propria sorpresa in Pamplona: non è di certo comune sentire un giro di basso che introduce un pezzo di un artista come Fabri Fibra. Il sound del pezzo risulta molto ben riuscito e da una bella svolta al ritmo della traccia. Chapeau.

La cosa che colpisce di più dell’album, però, è sicuramente la diciassettesima ed ultima traccia, l’ultima, Ringrazio. Non siamo sorpresi di certo dalle frecciatine all’ex collega e fratello Nesli, ma dalla brutalità con la quale si scaglia contro di lui e contro sua madre. Nel pezzo, il signor Tarducci si scaglia contro la madre, colpevole a suo dire di avergli tarpato le ali e rovinato la vita con un pathos sconcertante. Questo artista sa essere parecchio duro: ricordiamo come, nel 2014, si sia lanciato (con una certa brutalità anche) in un dissing contro il collega Vacca, e di certo vederlo contro la madre fa un certo effetto. Nonostante tutto, rimane un ottimo spunto di discussione.
In conclusione, consigliamo Fenomeno? Assolutamente si. Fabri Fibra si riscopre Fabrizio Tarducci e si reinventa unendo il suo classico stile irriverente alla musicalità del momento, creando un album valido ma non semplice. Ancora una volta,

 

Applausi per Fibra

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Stefano D’Ottavi

 

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