Il mio grosso grasso film inquietante greco

Singapore Sling: un film proveniente dal passato ma ancora in grado di impressionare anche menti desensibilizzate come quelle del 2017.

 

In un mondo dove il cinema oramai necessita di essere a colori, dove il sangue deve essere di un rosso vivo e intenso per impressionare e l’oscurità deve essere fatta di tutte le sue sfumature per disturbare, potrebbe mai un vecchio film in bianco e nero inquietare più di tutti quegli splatter ricchi di effetti speciali e anatomie realistiche?
La risposta è sì. La prova è evidente nel lavoro del regista Greco Nikos Nikoladis, che unendo il vecchio stile noir a una trama tutt’al8e28a058-216c-4405-bbb0-75bca1f55c8etro che politicamente corretta nel 1990 ha plasmato un film che una volta visto sarà difficile dimenticare, Singapore Sling.

La storia vede come protagonista un ex poliziotto interpretato da Panagiotis Thanassoulis che è in cerca della sua amante, Laura, scomparsa da diverso tempo. Si ritrova ferito nella villa delle donne che l’hanno uccisa che sono rispettivamente madre e figlia interpretate da Michele Valley e Meredyth Herold. La prima impressione leggendo la trama è che si parli di un normale e semplice thriller con una classica trama e magari un leggero colpo di scena che ve lo farà apprezzare sul momento e scordare in due giorni. Singapore Sling è un film che si discosta completamente dal classico thriller e sicuramente sarà arduo dimenticarlo.

Ma cosa potrebbe rendere un film greco in bianco e nero del 1990 così inquietante anche agli occhi di uno spettatore del 2017?

Possiamo iniziare dalle atmosfere che sfruttano al massimo il buon vecchio bianco e nero rendendo ogni singola scena tetra e pesante, che sembra tirare lo spettatore attraverso lo schermo.

Il rapporto incestuoso tra le due donne nel film è decisamente uno dei tasselli centrali nella costruzione dell’atmosfera. Questo rapporto non viene mostrato con una scena molto breve e leggermente spinta ma è mostrato senza nessun filtro in scene e dialoghi decisamente troppo spinti che si protraggono per tutta la durata del film, scene che saranno difficili da eliminare dalla testa.

Il disordine e talvolta ciò che sembra puro ‘nonsense’ ad unico scopo provocatorio disturba l’occhio durante la visione poiché in una trama così lineare ci si aspetta un senso e una ragione in tutto ciò che si vedrà e che farà parte della storia. La prima difficoltà la si riscontra quando si sentono i primi dialoghi dove si nota subito la voce fuori campo del poliziotto che parla in greco in pieno stile noir e i dialoghi tra le due donne che sono principalmente in inglese ma la madre non mancherà nell’usare anche il francese. Tre lingue diverse in un film con tre attori. La voce fuori campo del detective non sarà l’unica particolare tecnica di narrazione all’interno del film, infatti vedremo sia madre che figlia che infrangono più volte la quarta parete parlando del loro passato, dei loro pensieri, delle azioni che stanno per compiere e, dulcis in fundo, diranno anche cosa l’altro personaggio sta per dire usando le stesse esatte parole.

Il connubio di tutto ciò rende Singapore Sling un film non solo raro ma soprattutto originale, merito delle straordinarie capacità di Nikoladis, degli sceneggiatori ma soprattutto dell’interpretazione assolutamente fantastica delle attrici Michele Valley e Meredyth Herold. Queste due attrici, assolutamente sconosciute, sono state capaci di immergersi completamente nel ruolo a tal punto che sentendole e guardando le loro movenze si perde completamente la barriera tra schermo e spettatore, quella barriera che seppur inconsciamente ricorda in ogni istante allo spettatore che tutto ciò che sta guardando non è ne è stato reale.

Singapore Sling non è certamente un film per tutti e sicuramente è da tenere molto lontano da chi è facilmente impressionabile ma per chi è amante del genere e cerca sempre qualcosa di assolutamente disturbante questo è il film giusto.

 

Andrea Brancato

 

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